Pubblicato da: Andrea | 21 ottobre 2010

C’erano giorni che la neve cadeva sui tetti delle case ed imbiancava il mondo.

“C’erano giorni che la neve cadeva sui tetti delle case ed imbiancava il mondo, strade come distese monocromatiche sulle quali si rifletteva la luce del sole che attraversava la terra. Rimanevo ore alle finestre per osservare le impronte che si disegnavano sull’asfalto, piccole buche scavate dal peso degli uomini e dalle storie che si portavano appresso mentre camminavano verso le loro dimore. Erano i giorni in cui non c’erano colori, ed ogni cosa perdeva di significato: era tutto parte di un unico senso comune, dai contorni indefiniti e soffici. Poi venne la Primavera, che sciolse il ghiaccio e parve portare nuovo calore. Venne all’improvviso a cambiare ogni cosa, distruggendo ogni conoscenza acquisita nei mesi precedenti. I suoi spazi vitali, l’infinita distesa di prati dai multiformi fiori, ognuno con la sua specifica finezza, il suo specifico vestito di petali, non fu per me consolazione, semmai consapevolezza della differenza, ingombrante ricordo di una perfetta imperfezione. Allora compresi che non era nella dolcezza che si nascondeva la felicità del mondo: essa era nella grazia di un istante preciso e banale, nel tempo speso ad osservare un paesaggio immutevole e fissato, costruendovi dentro la propria storia innocente, e facendola muovere tra i contorni sbiaditi di un pensiero infinitamente grande ed infinitamente monocromatico. Era la percezione della semplice immutabilità delle cose, che mi aveva fatto stare bene. Vedere svanire tutto, sentirla scomparire in un paesaggio che ai più sarebbe apparso come migliore, mi fece sentire terribilmente fuori luogo: come se dovessi trascorrere il resto della mia storia in solitudine, in un universo distante che mai avrebbe saputo contenere tutta la mia ingombrante tristezza. Avrei voluto un altro Inverno, per ricominciare tutto da capo. Un altro Inverno e un’altra neve, con la quale rendere il paesaggio nuovamente uniforme, e riuscire a ritrovare quello spazio segreto in cui avevo faticosamente costruito la mia gioia.”

(Photo by Tomb Land)

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Responses

  1. Com’è bello quando vorresti leggere un testo magari di fretta e invece ti ritrovi a gustartelo perchè scritto bene, e mentre lo leggi immagini le parole dello scrittore. La tua voce la immagino profonda come quella di jack folla 🙂 ah una domanda: come si fa ad essere protetti dalla Creative Commons? li paghi per i diritti sulla pagina? grazie ciao. ah un’altra domanda. Ti ritrovo solo aggiungendoti nei preferiti o ci sono modi più facili? 🙂

    • Catty, le tue parole mi riempiono di gioia… ti ringrazio davvero moltissimo per quello che dici, e anche per il bellissimo accostamento a Jack Folla…. purtroppo la mia voce non è così profonda, ma potrei prendere un doppiatore che legga i miei testi 🙂

      La licenza creative commons non si paga, tranquilla, si tratta di un consorzio libero e come tale offre licenze gratuite, con tutti i pro e i contro del caso. Si tratta tuttavia di licenze riconosciute dalla legge, equiparabili al copyright certificato. Per averne una, devi andare sul loro sito e seguire la procedura.

      Infine, per seguire i miei scritti, direi che il blog è il mezzo migliore… ma sulla sinistra c’è anche un collegamento per la mia pagina facebook, in cui ritrovi le cose che scrivo qui, e magari anche qualcosina in più.

      Un abbraccio,

      Andrea

  2. uffaa… devo per forza averti nei segnalibri? non c’è un modo più facile? e vabbè… fb non mi piace… perde molto. E’ come leggere le poesie in centro città, con la gente che passa correndo, che ha solo voglia di parlare e non ascoltare… non mi piace.


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