Pubblicato da: Andrea | 13 maggio 2009

Cecità di un amante

Sino al mattino, un rotolamento esanime sotto le lenzuola.
(Sinistra, destra, da capo. Sinistra, destra, ancora.)

Chiedo l’abbandono, la morte dell’anima, la mia salvezza prigioniera.
Chiedo che i miei sogni abbiano un prato in cui trovare riposo,
un prato un albero un punto che siano fermi nell’apparente roteare.

Chiedo che il respiro rallenti e si faccia esanime – ed io con lui,
io con la carne gonfia d’acqua e frammenti di sale,
io con il gemito di colui che non riesce a dormire.

(Se potessi strapparmi gli occhi e poi addormentarmi senza vedere,
la chiamerei senza dubbio cecità di un amante:
per quanto mi conforti piangere senza scorgere la fine
o riposare inutilmente le cavità buie scavate nei lobi.)

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Responses

  1. Non dovevo leggerla in questo momento, sono troppo ipersensibile
    E’ bellissima
    Un abbraccio
    Ady

  2. Bellissima complimenti.


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