Pubblicato da: Andrea | 17 settembre 2008

“Crepe.”

Chissà cosa si nasconde tra le crepe del muro. Un mondo, certamente. Un mondo.
Tocco con le dita il ruvido solco nero che percorre da cima a fondo la parete. Un po’ di polvere cade sul parquet, un po’ d’altra fugge lontano trasportata da un soffio di vento entrato di soppiatto dalla finestra.
“C’è posto abbastanza per farci entrare un dito,” mi dici.
Sì, un dito. Che poi magari s’incastra e non lo riesco più a tirar fuori. Provaci tu, se ne hai il coraggio.
Mi scansi. Lo fai con un po’ d’arroganza ed una grande aria di sfida. Ti guardo e non sembri affatto piccolino, con la tua voglia decisa e testarda di combattere contro l’ignoto. Sei alto appena per riuscire a fare la pipì nel water ma piccolo a sufficienza per lanciarmi un’occhiata perentoria: quell’atteggiamento che hanno i bambini quando hanno la certezza di aver capito tutto.
“Vedi? Non succede niente!” ed immergi l’indice in un punto preciso, mentre altra polvere abbandona la propria dimora ed inizia a girovagare per la stanza.
Non succede davvero niente. Hai ragione. E allora forse non c’è un mondo sul fondo di quella crepa. Forse c’è una crepa, e basta.
Ma poi ti vedo che tasti pian piano. Che giri il tuo dito ed il tuo polso alla ricerca di qualcosa, con la lingua di fuori a dimostrazione di quanto tu sia concentrato.
“Ahi!” gridi all’improvviso, ritraendo la mano. Compio un balzo all’indietro, spaventato.
“Che c’è? Che hai?”
Mi avvicino al tuo pugno chiuso, e lo apro lentamente. L’indice è arrossato.
“Qualcosa mi ha punto.”
Qualcosa.
O qualcuno.
L’uomo nero che vive sul fondo della crepa. Quello che mi raccontavano mamma e papà quando ero più piccolo e non mi volevo addormentare. Dormi, o verrà l’uomo nero dal fondo della crepa. Non è mai venuto, e crescendo pensavo che fosse tutta un’invenzione. Ma non ce l’ho mai fatta, non ho mai avuto il coraggio di infilarci un dito. Non come te, che adesso sei qui a succhiartelo per far andare via il dolore.
Hai coraggio, però. Non piangi nemmeno. Anzi sembra proprio che tu abbia voglia di scoprire cosa ti ha punto. Con l’occhietto osservi la crepa, hai l’aria pensierosa di un piccolo Sherlock Holmes.
E così mi ci metto anche io, a fissare. Mi inginocchio accanto a te, uniformo il mio sguardo al tuo sguardo. Se uscirà l’uomo nero, lo sconfiggeremo insieme. Io e te. Fratelli.
E dopo qualche secondo, dalla crepa escono due zampe. Poi altre due. Ed altre due, ed altre due ancora. Otto zampe che iniziano a camminare sul muro scrostato.
Mi alzo, tiro un sospiro di sollievo. “È solo un ragno,” dico, accarezzandoti i capelli.
Tu mi guardi come se fossi uno stupido, con quello sguardo che appartiene ai grandi quando vogliono dimostrarti che già lo sapevano.
Mi sorridi. E mentre mi sorridi, e il tuo sorriso diviene contagiosamente il mio sorriso, mi sussurri divertito:
“Perchè, cos’altro volevi che fosse?”

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