Pubblicato da: Andrea | 7 agosto 2008

Cervello e cuore per principianti.

Questo che vedete, è un cervello.
È un insieme di cellule e neuroni, connessioni logiche e scariche elettriche che gli permettono di partorire pensieri.

Questo che vedete ora, è un altro cervello.
Superficialmente del tutto simile al precedente, della stessa forma e misura, di aspetto molto somigliante, con la medesima funzione. Eppure: differente, autonomo, unico.

Quando due cervelli si incontrano, nasce quella che è bello definire come “compartecipazione”. Tale compartecipazione non può che essere sublime, quando accade che i due cervelli siano in qualche modo simili tra loro, o abbiano almeno uno dei propri neuroni in simbiosi. In questo caso specifico, la compartecipazione diviene creatività, e l’unione dei due cervelli è in grado di generare quelle che chiamiamo in maniera un po’ fantasiosa e trasognata “idee”. Meravigliose idee. Prodotti di menti che si trovano così a proprio agio nel dialogare insieme da fondere il meglio di sé ed approdare ad un progetto comune più elevato.

Altre volte, purtroppo, i due cervelli sono talmente in contraddizione tra loro – diremmo quasi in conflitto – da generare niente più che uno scontro – talvolta verbale, in casi peggiori fisico – che non solo non approda ad alcuna conclusione formale e sensata, ma si conclude nella maggior parte dei casi in una regressione, poi in un’involuzione, ed infine in un ulteriore allontanamento tra i due cervelli in esame. Una repulsione, in sintesi, che molto difficilmente potrebbe portare ad un’ulteriore e più fortunata compartecipazione.

Il segreto sembrerebbe dunque quello di far incontrare due cervelli simili, in modo che essi trovino in codeste somiglianze lo stimolo per produrre, per inventare, per mantenere vive le proprie funzionalità intellettive e ritrovare l’uno nell’altro l’espressione più intensa del proprio esistere. L’incontro tra questi cervelli è la chiave della loro creatività, nonché la miccia che dà luogo all’esplosione della stessa, e che permette di far uscire in maniera improvvisa la loro parte più nascosta, che è senza dubbio la più preziosa, e che altrimenti rimarrebbe sopita se immersa in un mondo di cervelli disinteressati e distratti.

Questo che vedete ora, invece, è un cuore.
Da anni l’uomo ritiene che esso sia la sede delle emozioni, sebbene il suo scopo non sia né più né meno che quello di pompare sangue e mantenere il corpo in vita. Da un punto di vista puramente tecnico, il cuore non è che un motore, una valvola meccanica che ciclicamente ripete il proprio movimento. Il suo battito mai diverso e mai uguale scandisce passo passo i secondi della vita di ogni persona su questa terra. Ed un’aritmia è in ambito medico l’indice di un suo malfunzionamento.
Nonostante questo, è proprio l’aritmia il sintomo più lampante dell’emozione. Proprio essa diviene il motivo essenziale per il quale la gente considera il cuore come il luogo designato per far dimorare il sentimento. L’accelerazione del battito è l’espressione più dolce con cui il nostro corpo ci indica che sta provando qualcosa, un che di inaspettato, una situazione di incredibile piacere. Una vibrazione, semplicemente. Un cuore che batte all’impazzata non è dunque un cuore malato, quanto piuttosto un cuore malato d’Amore. Sempre che l’Amore, inteso come la forza primaria che induce all’unione tra esseri viventi, possa anche lontanamente essere considerato una malattia. Può infatti essere una malattia qualcosa che ci fa stare così bene?

C’è da notare, a questo punto, una cosa abbastanza curiosa. Il cuore, come tutti i muscoli del corpo umano, è regolato dal cervello. Proprio da quell’insieme di cellule e neuroni di cui parlavamo prima. Qualcuno potrebbe obiettare che il cervello, zona predisposta al ragionamento, non sia in effetti il punto ideale per comandare le emozioni, che sono notoriamente slegate da qualsiasi logica, e non sono imbrigliabili in essa. Parrebbe perciò impossibile che il centro nevralgico che permette ad ognuno di noi di pensare, comprendere, analizzare, possa contemporaneamente cogliere un qualcosa che in nessun modo può essere pensato, compreso, analizzato. Eppure, è proprio il cervello ad ordinare al cuore, in maniera del tutto incontrollata, di pompare più sangue in presenza di un’emozione; e di dimostrarci, inequivocabilmente, l’esistenza di quella vibrazione improvvisa citata qualche momento fa.

Cuore e cervello, in pratica, posti in zone lontane del corpo umano, operano in perfetta sintonia e rendono il nostro esistere un esistere sensato. Questo perché, insieme, ci permettono di provare emozioni. Tali emozioni sono il fine ultimo dell’uomo, ed il suo principio. Da un’emozione nasce la vita, e per un’emozione essa prosegue. Ed il cammino che la vita percorre non è che un susseguirsi continuo di nuove emozioni, di incontri, di fusioni, di gioie, pianti e soddisfazioni. Nonché di Amore, incredibile e smisurato Amore. Perché l’Amore è per il cuore ciò che la compartecipazione è per il cervello: è l’unione di destini simili, la correlazione tra essenze separate solo da un minuscolo numero di cellule differenti. Un cuore trova un cuore simile quando i battiti dei due iniziano a battere all’unisono; quando, cioè, le emozioni dell’uno divengono simmetricamente le emozioni dell’altro. Il complemento a due.

Ecco dunque cos’è l’incontro tra esseri predestinati. È compartecipazione e complemento. È la presa di coscienza delle proprie diversità, che si trasformano magnificamente in stimoli, ed assumono i contorni di un moto d’inerzia che spinge gli individui all’avvicinamento, al reciproco completamento, in una parola alla mutua conoscenza.
Ed il senso dell’uno diviene il senso dell’altro; il dolore si fonde, e con esso il piacere. Tutto diventa inessenziale, fuori da quel piccolo mondo che viene a costituirsi tra sé e l’altro. Un mondo dalle regole proprie e non scritte, così eterno ed estremo da essere senza alcun dubbio universale.

frammentisparsi.wordpress.com

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Responses

  1. bello….in questo binomio però c’è qualcosa che nessuna parola potrà mai spiegare o definire. Bello anche quando scrivi “un mondo dalle regole proprie e non scritte”, regole, quello che molti sembrano aver dimenticato…bella la lucidità delle argomentazioni anche


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