Pubblicato da: Andrea | 10 luglio 2008

“Dio, ascolta.”

Dio, ascolta. Sono io. Sono il tuo piccolo uomo. Uno dei 6 miliardi di piccoli uomini. Un piccolo uomo che oggi ha paura. Un esserino minuscolo che tu hai pensato, mille migliaia di anni fa, in una serata di pioggia. Senza stelle, perchè le stelle non le avevi ancora inventate. Ma con una luna gialla e gigante, piena e rugosa. Che splendeva meravigliosamente nel cielo.
Tu non la senti molto spesso, la mia voce. È che io non prego quasi mai. Ho smesso di farlo molto tempo fa, più o meno dai tempi delle elementari, più o meno dai tempi in cui hanno smesso di obbligarmi. Potrei dire che all’inizio ho smesso per noia, e poi ho continuato a smettere per incapacità; tipo che mi ero dimenticato come si fa a pregare. Ma la scusa non regge: non si può disimparare a pregare. È più o meno come andare in bicicletta. Una volta che ci sei salito la prima volta, ti ricordi come si fa anche a distanza di anni. Ed anche in quel caso, l’abbandono per noia non può che essere una cosa temporanea.
Perdonami se ti ho trascurato per tutto questo lungo tempo. Se ho lasciato che la pigrizia prendesse il sopravvento. È che io vivo così: lascio che le cose mi scivolino addosso. Anche nella quotidianità, mi siedo in silenzio e lascio fare agli altri. E così faccio con le preghiere: mi siedo in silenzio e lascio pregare gli altri. Li ascolto piangere. Implorare. Ringraziare. Chiedere aiuto. E mentre li ascolto penso che loro sono fortunati, perchè hanno una fede e vivono di quella fede. A loro basta quella, gli basta credere di essere amati. Anch’io voglio credere, seduto su questo letto in questa spoglia stanza muta. Voglio credere che tutti loro abbiano ragione. Che Tu sei lì, e mi ascolti. Con lo stesso silenzio con cui io ascolto gli altri pregare.
Perciò non arrabbiarti se torno a farmi sentire soltanto adesso. Solo ora che suppongo di avere un motivo per cui tornare a credere. Solo ora che mi serve aggrapparmi ad una speranza, e mi sembra che l’unica speranza davvero essenziale possa essere Tu. Tu e nessun altro. E scusami se non trovo le giuste parole per rivolgermi a te. Quelle le ho lasciate sul mio cammino, le ho gettate in terra perchè altri le raccogliessero. Ma non credo ti servano grandi parole per riuscire a capire. La gente dice che non serve dir nulla; perchè Tu sei in ognuno di noi, e sai tutto di noi.
Quindi guardami. Congiungo le mie mani e le stringo forte al petto. Sto reimparando a pregare. Lo sto facendo con imbarazzo e titubanza, un passo per volta, senza strafare. Ma ci sto credendo davvero. Con tutto me stesso. Come non facevo da lunghissimo tempo.
Non sorridere, se mi vedi impacciato.Può succedere di sbagliare, quando non si è più abituati a fare una cosa. Io comunque non ho paura, so di essere ancora in grado di pregare. Perciò inizio, e tu non interrompermi fino alla fine. Ed anche se sai già cosa devo dire, lasciamelo dire lo stesso. Mi serve soltanto che qualcuno mi ascolti. Anche qualcuno che, come te, non mi risponderà mai.
Ma non importa. Parlare soltanto sarà la mia fede. La convinzione che Tu mi stia sentendo. È perciò che suppongo debba iniziare proprio così la mia preghiera:
“Dio, ascolta.”
È una frase in cui ci ho messo dentro tutto. Tutto quello che ti voglio dire.
Il resto tanto conta poco, ma questo già lo sai.

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Responses

  1. Mi ritrovo perfettamente in questo brano. Sembra la mia foto. Mi ha colpita molto nel profondo.


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