Pubblicato da: Andrea | 11 novembre 2007

Una domenica da dimenticare. Anzi no: meglio che ce la ricordiamo.

Resto allibito quando succedono fatti come quelli di oggi. Quando la gente idiota si aggrappa ad un pretesto per saziare la propria voglia di violenza e rivolta. Voglio dire: ok, è morto un ragazzo. Ok, ha sparato un poliziotto e non si sa perché. Ok, era un tifoso laziale. Ma tutto questo basta davvero a giustificare i casini di questa giornata calcistica? Tutto ciò dà diritto a quella massa di rincoglioniti di assaltare le caserme romane e di bruciare la capitale?

Tutto ciò succede perchè noi lo permettiamo. Viviamo come al solito in una Italiucola permissivista, che lascia spazio a questi atteggiamenti di ribellione di fronte al quale persino le istituzioni chinano il capo per paura o perbenismo. Questa non è democrazia, non è libertà. Non ci si può prendere di forza il diritto di giudicare ciò che è successo, nè tanto meno di farsi da soli una giustizia sommaria ed incomprensibile. Chi deve pagare, pagherà. Ma il compito di garantire che questo avvenga non è certo di questi cittadini che più che uomini sembrano animali uscito da un circo di Moira Orfei.

Il problema è che poi, se la polizia reagisce e succede qualcosa, chi va nei casini è proprio quest’ultima. E così si vedono scene in cui una folla di buoi con il passamontagna è legittimata nell’inseguire una camionetta con lampeggianti blu. Chi insegue è il delinquente, chi scappa è chi dovrebbe garantire l’ordine. Una partita a guardia&ladri con i ruoli ribaltati.

Smettiamola di giustificare questi fatti. Non è questo il modo di far sentire la nostra voce. Nè è il modo di protestare. Ci sono migliaia di altre vie, sicuramente più civili e nobili di questa.

Questo è solo un triste spettacolo, e nulla più.

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Responses

  1. sono due cose ben distinte.
    da una parte un poliziotto che estrae la pistola e spara in una situazione che non lo richiede.
    dall’altra degli imbecilli che strumentalizzano un fatto che non c’entra nulla con le curve.

    ma stavolta la colpa è di entrambi, anche se per cose che non sarebbero dovute andare a braccetto.


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