Pubblicato da: Andrea | 11 ottobre 2007

Anche ora che so chiederti scusa

Anche ora che so chiederti scusa
Dedicato a tutti quelli che non sanno smettere di amare

Il vento gelido dell’inverno mi penetra sotto il cappotto. Mi rigiro una sigaretta fra le dita. È l’ultima del pacchetto, magari l’ultima della mia vita, forse da domani smetto di fumare. Ma adesso ne ho un bisogno incredibile. L’accendo e faccio un tiro profondo, il sapore forte del tabacco mi scende in gola e mi riscalda per un momento. Lo assaporo per un po’, prima di espellere una boccata di fumo che si disperde nell’aria della sera.
La luce della tua finestra è ancora accesa. Significa che sei ancora sveglia, forse stai studiando. O forse sei immersa nei tuoi pensieri, seduta alla scrivania in pigiama e con i capelli sciolti che ti cadono sul viso e ricoprono i tuoi occhi nocciola. Chissà a cosa pensi. Vorrei che pensassi a me, ma mi rendo conto che la mia è più una pretesa che una speranza. È il mio modo di farmi male. Credere che tu stia ancora provando per me gli stessi sentimenti che io sto provando per te. Avere l’assurda convinzione che in questo stesso istante tu ti stia struggendo d’amore, ti stia tormentando esattamente come sto facendo io. Ma so che non è così. So che tu vuoi solo dimenticarti di me, di noi. Ed io invece come uno stupido non riesco a lasciarti andare, so solo passare le notti sotto casa tua con l’assurdo ed inutile desiderio di vederti apparire improvvisamente da quella finestra, un sorriso ed un gesto leggero con la mano che mi invita a salire. Come qualche mese fa. Come quando stavamo insieme.
Ho la certezza che sai che ci sono. Che avverti la mia presenza. So che mi eviti. E lo fai di proposito, vuoi uccidermi ora più di quanto tu non abbia fatto il giorno in cui mi hai detto che era finita, che io e te non potevamo continuare a vivere la nostra storia. Ti ho chiesto se fossi innamorata di un altro. Mi hai risposto di no, ma eri la prima a non crederci, la prima a mentire a te stessa. Esattamente come ti ho mentito io quando ti ho detto che mi sarei rifatto una vita, che ti avrei scordata facilmente. Sono stato un vigliacco in quell’occasione: ti ho lasciata andare senza una spiegazione, non ti ho trattenuta né ho preteso che mi spiegassi la situazione. Credevo di averlo fatto per te, che fosse il giusto modo di portarti rispetto. Mi sbagliavo. Era solo la mia codardia di ragazzo. L’incapacità di esprimere i miei sentimenti, di far valere le mie ragioni. Stupidità, la stessa che mi costringe tutte le sere a guidare mezz’ora in motorino solo per stare seduto ore infinite in questa piazzetta dove non passa mai nessuno e la vita finisce all’ora di cena. Qui sto solo con i miei rimpianti e le mie ossessioni, e la compagnia di un cane randagio che qualche volta viene a elemosinare un po’ di cibo. Lui è solo come me, triste e infreddolito. Cerca l’amore come può, guaendo, e si lecca da solo le ferite. Non sono poi tanto diverso da quel cane. Anche io imploro amore. Anche io provo dolore per le mie ferite, che non si rimarginano . O forse sono io che non le curo, anzi le tormento ancor di più in modo che continuino a sanguinare.
Vorrei che uscissi e mi guardassi almeno per un istante. Che vedessi fino a che punto mi hai ridotto. Potresti ridere di me, prendermi in giro, ma io ne sarei soltanto fiero perché significherebbe che ti importa ancora qualcosa di quello che provo. Significherebbe che non mi stai ignorando. E invece è proprio quello che sai fare meglio: ignorarmi e dimenticare, quasi non fossi mai esistito e non ti avessi mai amata. Quasi tutto ciò che abbiamo vissuto fosse stato solo parte di un sogno antico. Ed io non so darmene pace. Non riesco a capire come sia possibile che tu abbia scordato le carezze, i baci, le frasi sussurrate all’orecchio mentre facevi l’amore con me. Mentre eravamo una sola cosa, un corpo unico ed un’anima felice. Ora invece chissà queste cose con chi le fai. Chi è l’uomo che ti ha portata via da me, che ti ha convinta del fatto che con lui avresti provato una felicità maggiore. Chi è la persona che ti bacia adesso, che gode con te. Chissà se a lui sussurri quello che sussurravi a me. Se con lui provi lo stesso piacere che provavi con me, quando ci bastava soltanto rimanere ore nel letto abbracciati e muti per ridere insieme. Saperti così nelle braccia di un altro è la mia morte. Non sapere quello che fai è ancora peggio.
La luce della tua camera si spegne. Sei andata a dormire, raggomitolata sotto le coperte per non sentire il freddo che invece io avverto intensamente. Sola e senza di me a scaldarti i piedi. Sognami, ti prego. Sognami e ripensa a quello che è successo. Sognami e convinciti che hai ancora bisogno di me. Lo so che è assurdo, ma non so fare a meno di chiederlo. Anche se conosco bene la verità: tu sognerai questa notte, ma non sarò io il cavaliere che accompagnerà il tuo sonno. E per questo ti odio. Ti odio per come mi tratti. Ti odio per avermi lasciato, per non aver considerato quanto io avessi ancora bisogno di te. Ma più ti odio e più ti amo, nella stupida convinzione che tu avessi ragione quando dicevi che la colpa di tutto è mia. Sono io che ti ho allontanata da me, con il mio comportamento e le mie pretese. Con i miei gesti, le mie parole e i miei silenzi. E anche adesso che sono qui e imploro il tuo perdono, anche ora che ti aspetto con il capo chino ed una sigaretta ormai finita nella mano, anche adesso che sono pronto a dirti “mi dispiace”, tutto ciò che sai fare e ignorarmi ancora. E tenere la luce spenta per ore, mentre dormi nel tuo letto caldo e sogni un uomo che non sono io.

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Responses

  1. Vorrei poter lenire il tuo dolore, che arriva così chiaro, che intride fin nel profondo ciascuna delle parole che hai scritto. Purtroppo ho la sensazione di non poterlo fare, ma qualcosa voglio dirtela lo stesso.
    Non pensare che dall’altra parte ci sia disinteresse nei tuoi confronti. Io sono stato accusato più volte della stessa cosa, mentre non era vero che ignoravo la sofferenza dell’altro. Al contrario, ero preoccupato, volevo essere premuroso e invece mi toccava reprimere le parole per non fuorviare, per non dare adito ad equivoci.
    Cerca di non soffrire troppo per lei. Non possiamo tenere incatenate persone al nostro cuore: capita che prima o poi abbiano bisogno di spiccare le ali e volare via da noi. E noi non possiamo farci niente. Ti leccherai le ferite da solo, o ci sarà un’altra a medicare le tue piaghe d’amore. Magari ti scenderà qualche lacrima, ti salirà la nostalgia dei momenti, rivedrai ogni immagine di voi come in un film. Ma “the show must go on”. Bisogna andare avanti, guardare avanti, non indietro. Non cercare di forzare troppo la mano al destino.
    Un abbraccio forte
    Ady

  2. @Adynaton
    Ti ringrazio per quello che hai scritto, ma devo essere sincero: il post sul blog è un racconto, non un’esperienza personale. In effetti, mi accorgo che il non averlo specificato all’inizio (limitandomi solo ad indicarlo implicitamente con la categoria del post) avrebbe potuto lasciare aperte mille interpretazioni.
    Detto ciò, però, devo ammettere di averlo scritto pensando alle sensazioni che ogni persona prova quando ama e viene lasciata in un modo triste. E soprattutto quando la decisione della fine della storia non è presa di comune accordo ma è in qualche modo “monodirezionale”. Ancora di più, quando il motivo nasce da una bugia. Una bugia degli altri nei nostri confronti o forse di noi stessi nei nostri confronti.
    Tutto ciò comunque non sminuisce affatto il tuo commento, saggio e onesto, come sempre. Come il racconto, potremmo dedicarlo a chiunque ami e soffra per amore. E a chiunque creda che l’amore sia l’unica strada percorribile per la felicità.

  3. Uffi potevi dirlo prima però… e io che stavo pure in pensiero XD Allora, che dire.. hai scritto un bel racconto, vero, sincero, che sembrava proprio reale. E a questo punto… bravo 😀


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