Pubblicato da: Andrea | 7 giugno 2007

[FILM] 7 Virgenes

Il percorso di maturazione di un giovane nelle periferie spagnole, tra amicizie sbagliate e piccoli atti criminali, in un mondo dove vivere la propria adolescenza può rivelarsi terribile.

“Per giocare a 7 virgenes bisogna mettere due candele accese di fronte ad uno specchio, e poi guardare la propria immagine intensamente per 60 secondi: alla fine apparirà il proprio futuro”.

Già, il futuro.
Come sarà il futuro?
Se lo chiede Tano, il protagonista di questo film spagnolo, che è appena uscito dal riformatorio con un permesso per assistere al matrimonio del fratello. Tano ritorna nel quartiere popolare dove è cresciuto, ritrova il vecchio amico Richi e tutti i compagni, conosce nuovamente la vita difficile della periferia spagnola. Ha solo 48 ore di tempo per assaporare di nuovo la vita, per fare tutto quello che nel carcere minorile non gli è permesso fare. E così vive una serie di avventure veloci, dal sesso con la propria fidanzata ai furti nei negozi di abbigliamento, da un tuffo in piscina con gli amici al pestaggio di gruppo in un bar affollato. Ma è questo quello che Tano vuole veramente? È questa la vita a cui sarà per sempre destinato?
Gli amici apparentemente non sono cambiati, fanno sempre le solite cose, sembrano divertirsi vivendo questa gioventù disagiata. Ma Tano, invece, sente il mondo intorno a sè così diverso, distante: vorrebbe migliorarsi e smetterla di vivere da delinquente, ma nello stesso tempo si mantiene legato alle sue radici e finisce per soccombere sotto il peso della propria adolescenza inquieta.
La pellicola di Alberto Rodriguez è cruda e spietata, concede poco spazio ai sentimenti, ma mostra con efficacia il ritratto di un ragazzo in crisi da maturazione. Con una regia essenziale, fatta di camera a spalla e frequenti controcampi, e un taglio quasi da videoclip. Tano vive tra due mondi, quello della famiglia composta solo da fratello e nonna, fragile ma amorevole, e quella del barrio dove vige la spietata legge della violenza. È combattutto riguardo alla strada da seguire, così che le 48 ore di libertà diventano lo spunto per riflettere su se stesso e sul mondo e le persone intorno a lui.


Gli attori sono quasi tutti non professionisti, se si eccettua proprio il protagonista interpretato da Juan Josè Ballesta, che già concesse un’ottima interpretazione nel 2001 con El Bola (per il quale vinse l’importante premio spagnolo Goya come miglior esordiente) e più recentemente in Cabeza de perro (storia di un ragazzo ritardato), e che è considerato in Spagna come uno dei più promettenti giovani della scena cinematografica. Con 7 virgenes Ballesta si è accapparrato il premio conchiglia d’oro come miglior attore al festival di San Sebastian, dove il film è stato largamente apprezzato, mentre il Goya è andato proprio al coprotagonista Jesus Carrozza, qui alla sua prima interpretazione.
La presa di coscienza di Tano si articola in una serie di frammenti di vita quotidiana, fatta di avvenimenti ma anche dialoghi, ed è scandita dal conteggio di quei 60 secondi che nel gioco 7 virgenes dovrebbero portare alla visione del proprio futuro. Inutile dire che il conteggio termina proprio nelle scene finali, quando Tano dovrà decidere cosa fare della propria vita. Non c’è un lieto fine, ma nemmeno un finale preciso e netto: c’è la chiusura di una storia e lo sguardo intenso di Ballesta, un po’ più grande e un po’ più consapevole.
Chissà se in italiano vedremo mai questo film. Anche se forse è meglio goderselo nella sua lingua originale, con la ripetizione ossessiva del volgare Cabròn, e quel linguaggio di strada in cui è nascosta la bellezza di questa pellicola.

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Responses

  1. mmm
    mi ispira davvero tanto.
    Certo che vederlo in italiano sarebbe meglio, ma spesso si perde molto nel doppiaggio. Le voci originali degli attori, specialmente quando riescono a reggere lunghe scene in presa diretta, sono più convincenti. Piene di intenzioni. C’è quel pathos che col doppiaggio si perde. Basti pensare che i doppiatori recitano senza muovere il corpo…
    e questa la dice lunga.

  2. Ciao sono Fabio, presidente della Banca dei Favori. Scusa se prendo spazio nel tuo blog per una mia segnalazione, ma noi della Banca dei Favori abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti, anzi sono i bambini di tutto il mondo ad avere bisogno di aiuto… Il 23 giugno sarà la giornata mondiale dell’orgoglio pedofilo…non ci sarebbe altro da aggiungere a questo orrore…firmiamo tutti l’appello per fermare questa oscenità e accendiamo una fiaccola per i piccolini a cui vengono distrutte le vite da parte dei nuovi orchi…ti ringrazio e mi scuso per l’intromissione. Saluti

  3. @lucia: è un bel film , procuratelo. Si trova sul mulo, con anche il file dei sottotitoli in inglese. È uno sforzo star dietro allo spagnolo leggendo in inglese, ma è un buon esercizio per imparare qualche lingua straniera 🙂
    Cmq lo slang spagnolo e il modo di parlare ufficiale dei protagonisti rendono molto bene, e temo che in un doppiaggio italiano si perderebbe molto in espressività (per quanto apprezzi molto i doppiatori italiani, che in molti casi fanno un lavoro egregio ma in altri, ahimè, rovinano le pellicole:-(

    @Fabio: grazie per la segnalazione, fermare questo scempio è una cosa importante.

  4. Sembra molto interessante!
    Grazie per la dritta, Padda!
    Per Antony&TheJohnsons cerco di organizzarmi.
    Mi piacerebbe molto.
    E ,anche qui, grazie per la dritta!
    Ti abbraccio.
    V

  5. @nerot: il film è bello, vale davvero la pena vederlo.
    Antony si configura come molto intrigante. Tutta la rassegna in cui è inserito il suo concerto è interessante. La settimana dopo c’è anche Philip Glass, che andrei a vedere volentieri.

  6. davvero gran bel film e dopo aver visto el bola devo ammettere che JuanJo mi piace sempre di più,davvero bravo!!!ovviamente da guardare in spagnolo…


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